Un anno vissuto come fossero dieci

E’ trascorso già un anno dalla mia nomina a Presidente di questo Ente, un anno intenso di profondi cambiamenti: la partenza degli americani, l’arrivo del G8. Un anno che per molti versi ha rappresentato l’anno zero per questo Ente. Se guardandomi alle spalle mi soffermo sul passato, su quello che ho trovato e quello che ho messo in ordine, grazie anche al prezioso aiuto del Consiglio direttivo compatto e volenteroso, non posso non dire che il lavoro fatto è molto, ma che molto ne rimane da fare. Un lavoro di normalizzazione (passatemi il termine); infatti, abbiamo dovuto porre rimedio ad una serie di imperfezioni normative e procedurali che per innumerevoli motivazioni sulle quali non voglio entrare nel merito non sono mai state portate a termine. Abbiamo trovato un Ente completamente destabilizzato che, dopo dieci anni, finalmente abbiamo reso più stabile con la stipula dei primi contratti a tempo indeterminato: questione di primaria importanza, visto che in passato non si aveva la garanzia di poter affidare un incarico, un lavoro o qualsivoglia incombenza senza avere il dubbio che il lavoro sopravvivesse al lavoratore stesso, visto che quest’ultimo poteva veder concluso il suo contratto prima del pieno compimento del lavoro assegnatogli. Ecco perché questo obiettivo è stato quasi il chiodo fisso su cui io stesso in prima persona e, dopo l’insediamento del Consiglio, anche in modo collegiale, ho concentrato molte delle mie forze.   Dopo dieci anni sono state finalmente varate le linee di indirizzo per la redazione del Piano per il Parco e del Regolamento e sono stati stanziati in bilancio i fondi per il Piano di Sviluppo Economico e Sociale a disposizione della Comunità del Parco (per intenderci Comune, Provincia e Regione). Questi rappresentano gli strumenti cardine di gestione del Parco e con la loro redazione si uscirà dal limbo a cui è stato condannato questo Ente negli anni passati: si tratta infatti di strumenti fondamentali, importanti e sicuramente dai contenuti molto delicati, ed è proprio per questo motivo che ho deciso, insieme al Consiglio direttivo, di recepire, all’interno del Piano per l’isola madre, il Piano Urbanistico del Comune di La Maddalena, in modo da evitare possibili conflitti di competenze e soprattutto per cooperare con gli enti locali e rendere la comunità partecipe di un processo decisionale di così alta valenza. Abbiamo colmato il vuoto di regolamenti interni – oserei dire imbarazzante – che permetterà da oggi di poter agire seguendo procedure chiare e certe. Solo per fare qualche esempio, abbiamo varato un Regolamento sui contributi (mai esistito), un Regolamento sulla trasparenza (mai esistito), un Piano Antincendi, un Regolamento per i nuclei di valutazione interna (mai esistito), un Regolamento per le procedure comparate per l’assunzione dei collaboratori (primo Parco ad averne adottato uno); tra una settimana sarà approvato un nuovo Regolamento di contabilità (il precedente non aveva avuto il benestare del Ministero).   Abbiamo portato l’Ente fuori dall’isolamento atavico a cui era stato confinato creando rapporti duraturi con gli altri Parchi del Nord Sardegna e predisponendo con questi progetti di rilievo comunitario; abbiamo ristabilito proficui rapporti con la Corsica ed il Parco Marino di Lavezzi, riattivando un processo che da troppo tempo languiva. Abbiamo creato una rete di Parchi del Santuario dei Cetacei, un gemellaggio non tanto “sulla carta” ma soprattutto operativo, con la creazione di un coordinamento permanente che ci permetterà di agire sinergicamente per l’accesso ai fondi europei. Insomma, tutte questioni di estrema importanza i cui frutti, con ogni probabilità, cominceranno ad essere raccolti già da questo autunno. Molto lavoro ci separa ancora dal completo e risolutivo rilancio dell’Ente, ma la volontà di chi scrive e di tutto il Consiglio è quella di restituire un Parco che sia effettivamente volano di sviluppo, attrattore di risorse, polo di eccellenza; ci stiamo incamminando verso questo obiettivo, con risolutezza e con determinazione, ma soprattutto con continuità, perché il futuro di la Maddalena sia fatto anche, ma non solo, di alberghi. Attendiamo ancora fiduciosi la collaborazione degli enti locali, i quali parrebbero invece aver imboccato la strada del “non dialogo” che porta solo al fallimento di questa collettività: una responsabilità che mai potrà essere attribuita a chi scrive. Noi del Parco abbiamo un unico fine comune: il bene di questa isola e di chi ci abita, a partire dagli uomini, ma anche degli animali e delle piante… e sarebbe bene, soprattutto in questo momento, non disperdere inutilmente le energie.